150° infrastrutture – AUTOSTRADA A1

L’ingegneria italiana del dopoguerra ha fatto parlare di sé il mondo intero. Non erano soltanto alcuni genii isolati, ma una scuola di lunga tradizione, temprata dalle opere fasciste e, per tante figure, svecchiata dall’esilio nei paesi liberi e più avanzati durante l’occupazione nazifascista della Seconda Guerra Mondiale.

CABIRIA (Giovanni Pastrone) - 1914

CABIRIA

Realizzato dopo Quo Vadis? di Enrico Guazzoni, che lo precede di due anni, e prima di Intolerance dell’americano David W. Griffith, del 1916, Cabiria è il film più importante della giovanissima cinematografia italiana, che aveva sede a Torino, dove nacque la casa di produzione Cines, trasformata poi in Itala Film. È da questa che Pastrone ottiene quasi un milione di lire (cifra notevolissima per quei tempi) per girare il più grande film kolossal epico-storico dell’epoca, che fece scuola soprattutto per l’introduzione delle riprese col carrello.

GLI INDIFFERENTI, ALBERTO MORAVIA (1929)

“Moravia tende a presentarsi come un ritrattista spregiudicato e oggettivo del costume e insieme come un romanziere di idee”. Nonostante questo dello storico della letteratura, Natalino Sapegno, sia un giudizio molto datato, pare riflettere piuttosto sinteticamente le qualità dello scrittore romano. Accanto a queste doti c’è senz’altro anche “una sostanza di moralità” che si vede subito, in questo suo romanzo giovanile d’esordio. Alla base della storia c’è l’ipocrisia e la menzogna di un ambiente borghese dove le relazioni umane sono sfilacciate dalla noia e dalla superficialità.

Il quarto stato (1902), Giuseppe Pellizza da Volpedo

È un dipinto molto famoso che ha superato certamente il suo autore. Utilizzato anche per copertine di libri, manifesti politici, iniziative operaie degli anni passati, Il quarto stato rappresenta un popolo che avanza verso la giustizia e la libertà con la consapevolezza della propria forza nell’unità di tutte le componenti delle classi sociali più umili.