150° infrastrutture – AUTOSTRADA A1

L’ingegneria italiana del dopoguerra ha fatto parlare di sé il mondo intero. Non erano soltanto alcuni genii isolati, ma una scuola di lunga tradizione, temprata dalle opere fasciste e, per tante figure, svecchiata dall’esilio nei paesi liberi e più avanzati durante l’occupazione nazifascista della Seconda Guerra Mondiale.

L’ALBERO DEGLI ZOCCOLI (Ermanno Olmi) - 1978

L’ALBERO DEGLI ZOCCOLI

Alla fine dell’Ottocento Olmi ambienta nelle campagne bergamasche una storia corale di varie famiglie di mezzadri che lavorano la terra. Il film descrive una vita di fatiche, sacrifici e durezze. Tuttavia le vicende personali sono raccontate con grande dignità, propria di una concezione che Olmi ha della tradizionale esistenza contadina.

L'ALLEGRIA, GIUSEPPE UNGARETTI (1931)

Ad Alessandria d’Egitto c’era il “Forno Ungaretti”, gestito dalla madre del poeta che era nato proprio in Egitto, perché il padre, lucchese, era andato fin là come operaio nello scavo per la costruzione del canale di Suez. In Egitto Giuseppe Ungaretti conobbe un altro lucchese, Enrico Pea, e si formò alle letture francesi della scuola che frequentava e alle liriche italiane della rivista La Voce, di Prezzolini.

Galleria Vittorio Emanuele II (1867), Giuseppe Mengoni

Mengoni opera come ingegnere in un periodo di effervescenza nazionale e di grandi aspirazioni tecnico-artistiche. I materiali dell’epoca erano il vetro e il metallo e le opere edilizie avevano due caratteristiche fondamentali: la creazione di nuovi spazi pubblici, la grandiosità dei manufatti. La novità costruttiva era l’assenza di enormi masse di pietra e la creazione di volumetrie trasparenti, con l’uso delle vetrate.