150° libri - IL GATTOPARDO

È difficilissimo trovare il libro più rappresentativo dell’unità nazionale. Più che in altre discipline artistiche e culturali, la storia della letteratura italiana contiene opere numerose che descrivono in misura sublime e con storie degne il nostro Paese. Pensiamo soltanto ai due romanzi fondanti del Risorgimento: I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni e Le confessioni di un italiano di Ippolito Nievo. E come dimenticare la forza di poeti antichi come Dante o Petrarca, o di altri autori come Alfieri, Foscolo, Leopardi.

NOVECENTO (Bernardo Bertolucci) - 1976

NOVECENTO

Novecento è un kolossal italiano (prodotto anche da società americane), diviso in due parti (atti) per permettere la visione adeguata ai canoni delle proiezioni nei cinema di quegli anni. Il cast è impressionante: Robert De Niro, Gerard Depardieu, Stefania Sandrelli, Burt Lancaster, Donald Sutherland, Dominique Sanda, Alida Valli, Stefania Casini, Francesca Bertini, Sterling Hayden, Laura Betti, Romolo Valli, ecc.

ALTRI LIBERTINI, PIER VITTORIO TONDELLI (1980)

Insieme a Boccalone (1979) di Enrico Palandri, che fu un grande successo di pubblico e il primo libro che rinnovò la narrativa italiana, e Casa di nessuno (1981) di Claudio Piersanti, Altri libertini è il libro che fonda la nuova narrativa italiana. Pier Vittorio Tondelli diventò l’idolo dei giovani omosessuali degli anni Ottanta, ma non solo. Il libro fu un successo di critica e di pubblico, soprattutto quando un procuratore della Repubblica ne ordinò il sequestro, tanto che Feltrinelli cominciò a programmare le nuove edizioni.

Vittoriano (1911), Giuseppe Sacconi

Il Vittoriano campeggia a Roma, tra i Fori imperiali, il Campidoglio e piazza Venezia. Antonio Cederna, giornalista del Mondo prima e dell’Espresso poi, lo definì “la macchina da scrivere” e lo raccontò come un brutto monumento che rappresentava, in qualche modo, l’esempio negativo di altri sventramenti che furono perpetrati nella Roma fascista. Ma il Vittoriano nasceva prima e per la sua costruzione fu demolito l’arco di San Marco e un intero quartiere popolare romano.