ROMA CITTÀ APERTA (Roberto Rossellini) - 1945

ROMA CITTÀ APERTA

Roma città aperta, dice Carlo Lizzani, “è la prima testimonianza poetica della Resistenza italiana, è il quadro vivo di una situazione che vide divenire gli uomini della strada, le donne, i ragazzi, i veri protagonisti della nuova storia civile del nostro Paese”. Siamo nel 1944, in un quartiere popolare romano occupato dai nazifascisti e un prete, una popolana, un ingegnere comunista lottano con sacrificio per la stessa causa che vuole interrompere le sofferenze della gente e sconfiggere le schifezze del fascismo: il prete, Aldo Fabrizi, è fucilato all’alba, salutato dai ragazzini della sua parrocchia; la popolana, Anna Magnani, è uccisa da una raffica di mitra; il comunista, Marcello Pagliero, viene torturato e muore. I casoni squallidi e i cortili fatiscenti, disegnati dal film, raccolgono la storia di tutti i cittadini, le loro sofferenze e le speranze comuni. È come se Rossellini (guidato dalla scrittura scenica di Sergio Amidei) abbia saputo afferrare la realtà mentre stava accadendo, inserendo momenti romanzeschi dentro la verità della vita più vera e cruda della guerra. Nonostante fu girato tra infinite difficoltà economiche, organizzative e logistiche, Roma città aperta impose in tutto il mondo freschezza e veridicità di immagini, spontaneità recitativa, novità nelle riprese in movimento in esterno, ma soprattutto seppe accordarsi emotivamente alla realtà collettivamente vissuta da milioni di italiani in quei mesi. La lotta antifascista rappresenta la rivalsa del popolo italiano e la speranza di un nuovo, necessario ordine morale (prima che politico) che individua comunque le due parti fondamentali dei decenni successivi, rappresentate dal prete e dal comunista (parodizzate e banalizzate in seguito nelle storie di Peppone e Don Camillo di Guareschi).

È il film che determina la nascita del Neorealismo, il movimento artistico col quale l’Italia ricominciava a dire davvero qualcosa di nuovo e universale al mondo intero, proprio nel momento più duro e critico della sua storia collettiva. Il film fu candidato agli Oscar.