UNA VITA DIFFICILE (Dino Risi) - 1961

UNA VITA DIFFICILE

È il film migliore di Dino Risi e l’interpretazione più eccelsa di Alberto Sordi che a fine carriera ricordava appunto Silvio Magnozzi di Una vita difficile come il suo personaggio più riuscito. Qui Sordi riesce a contemperare la comicità con una interpretazione misurata, e anche le scene più sopra le righe rientrano sempre nell’alveo della credibilità, non lasciando alcuno spazio alla macchietta o alla descrizione bozzettistica. Oggi, e vagliando a ritroso nella storia della commedia all’italiana, questa pellicola si può senz’altro ritenere il punto più alto raggiunto dal cinema di quel genere.

Il film parla di un pezzo di storia italiana, dalla Resistenza al boom economico, attraverso la vita di un partigiano, poi giornalista in un giornale di sinistra che si sposa e viene a contatto con parti di società nazionale corrotte, spinte avanti soltanto dall’arrivismo e dall’avidità di denaro. Anche il protagonista, prima puro e idealista, deve fare i conti con la realtà e cerca di barcamenarsi in un mondo ossequioso col potere politico ed ecclesiastico, cercando di non essere comunque contaminato dalle viltà che gli stanno intorno. Ma questo passaggio dalla purezza della gioventù alla corruzione della maturità non riesce a distoglierlo dai suoi valori e, scontrandosi con un’Italia che annusa le prime febbri del degrado morale, si arrende al suo destino di perdente.

Memorabile la scena della cena a casa dei monarchici nella sera dell’esito del referendum tra Monarchia e Repubblica, ma ancora migliore la scena finale, quando Alberto Sordi, ormai solo e perduto, uscendo da un locale, si avventura ubriaco, all’alba, in mezzo di strada, sul lungomare della Versilia, sputando alle macchine e a un pulmann di turisti tedeschi ai quali grida che è inutile che vengano in Italia, perché l’Italia fa schifo.

Geniale epilogo di un film che ha anticipato in racconto tutto il peggio del nostro malcostume italico.