SALVATORE GIULIANO (Francesco Rosi) - 1962

SALVATORE GIULIANO

Francesco Rosi prende la cronaca bruta della vicenda del bandito Giuliano e la innalza a storia e denuncia sociale. Con l’andamento quasi di un giallo il regista dimostra la capacità del grande narratore e la forza comunicativa del reporter. È il luglio del 1950. Il film si apre con il corpo morto di Salvatore Giuliano riverso a terra nel cortile di Castelvetrano. Poi la storia procede a flash-back eterogenei, a salti nel tempo, cercando di ricostruire l’indagine della vicenda più che un’idea narrativa ordinata. È il film più potente di Francesco Rosi che mette da parte il bandito Giuliano e pone in risalto le relazioni tra banditismo, mafia, potere politico ed economico, raccontando moltissimo dei guai e delle cancrene della Sicilia tra il 1943 e il 1950 più che sul bandito. In due scene del film come la strage dei contadini di Portella della Ginestra (del primo maggio 1947) e il pianto della madre di Salvatore Giuliano al camposanto, Rosi dimostra una sapienza registica eccezionale che Morandini ha addirittura paragonato ad alcune sequenze del regista russo Ejzenstejn. La sceneggiatura fu scritta dal regista insieme a Suso Cecchi d’Amico, Enzo Provenzale e Franco Solinas. Qualche anno fa un altro regista Paolo Benvenuti ha girato il film Segreti di Stato, dove ribalta la tesi di Rosi, secondo cui a sparare contro i contadini a Portella della Ginestra fosse stato Salvatore Giuliano.