LE CONFESSIONI DI UN ITALIANO, IPPOLITO NIEVO (1867)

Ambientato nel periodo che va dall’invasione di Napoleone in Italia ai moti del 1848, questo romanzo amoroso-politico (detto anche Memorie di un ottuagenario) fu pubblicato da Le Monnier nel 1867, quando lo scrittore era ormai morto. A differenza del romanzo di Manzoni che fu il primo romanzo storico nazionale, questo titolo di Ippolito Nievo fu scritto in forma di autobiografia, dove si raccontava, anche ironicamente, la storia di Carlo Altoviti e la sua “trasformazione” da veneziano a italiano.
È il primo e più grande romanzo che ha raccontato il Risorgimento. Nasce prima dell’Unità d’Italia e racconta fatti dal 1775 al 1858 e che si fermano prima della spedizione dei Mille, alla quale il giovane Nievo partecipò. Egli morì proprio in nave, di ritorno dalla Sicilia, al servizio della nuova Italia.
Nella letteratura italiana dell’Ottocento, che è ancora poco conosciuta, Le Confessioni di un italiano è uno dei romanzi più importanti. E conoscere meglio quelle storie del periodo ci farebbero capire meglio quei momenti, che sono anche socialmente una cartina di tornasole di quello che noi italiani siamo oggi.
Vi si raccontano le lotte per l’unità nazionale, come rinascita dalla tragedie del passato, mettendo in evidenza anche un’unità nel federalismo che Carlo Cattaneo aveva saputo spiegare molto bene, senza le degradazioni del presente leghista. L’idea di base, secondo Nievo, è che bisogna “onorare il passato e affrettare il futuro”, cioè capire le miserie e la grandezza del passato, ma avere soprattutto fiducia negli uomini e una visione ottimistica del futuro. È il racconto di un Paese che ancora non c’è, ma che si sta creando. Una nazione che si vuole con passione e coscienza, nonostante l’epoca turbolenta.