UOMINI E NO, ELIO VITTORINI (1945)

Vittorini è forse il più importante scrittore italiano tra le due guerre, ed è stato anche un grande operatore culturale, fondando, per esempio, la famosa rivista “Politecnico”. Uomini e no è il primo romanzo puramente antifascista e che racconta la Resistenza. Il protagonista è il capito dei Gap di Milano, Enne 2. Si racconta del suo amore per la compagna Berta, degli attentati dei gappisti contro i fascisti e i nazisti e delle terribili rappresaglie delle SS, contro civili inermi. Il romanzo descrive ciò che rende umani, e cioè segna un confine abbastanza preciso tra ciò che la ferita della guerra civile compie: la distinzione degli uomini dal loro contrario. Vittorini si richiama apertamente al suo ideale letterario realistico, ma si sottrae alla retorica ottimistica e racconta dal di dentro l’antifascismo. Infatti, il romanzo non è una celebrazione eroica della Resistenza, ma il tentativo di raccontare appassionatamente il degrado della società civile italiana, in una coda della Seconda Guerra Mondiale (voluta con ostinazione, disprezzo e ferocia dal fascismo) che sarà, insieme, il punto più alto e più basso della nostra storia recente.