LE CENERI DI GRAMSCI, PIER PAOLO PASOLINI (1957)

Antonio Gramsci è stato l’intellettuale antifascista più influente e importante del Novecento, non solo in Italia. Fu costretto al carcere dal regime di Mussolini, dal 1929 al 1935, dove condusse un’esistenza molto insana. Infatti, a causa dell’incuria fisica a cui era stato sottomesso, morì poco dopo la sua scarcerazione, nel 1937. Il fascismo lo tolse dai piedi perché lo riteneva il cervello più pericoloso per la coscienza popolare italiana. Pose la questione dell’egemonia, come base per mantenere il controllo sociale del Paese, e la questione degli intellettuali organici come forza rilevante che doveva creare le condizioni dell’egemonia del proletariato. Fondatore del Partito Comunista d’Italia, era un filosofo di ampie vedute, e le sue riflessioni depositate nei Quaderni dal Carcere, abbracciavano tantissime tematiche sociali, politiche e analitiche. Trattò in maniera nuova il profilo rivoluzionario e il pensiero di Lenin, affrontò in termini aperti e condiscendenti l’analisi della costituzione americana e gli argomenti politici dei padri degli Stati Uniti, primo su tutti Thomas Jefferson, seppe però leggere l’ineguaglianza dettata dal fordismo, analizzò la società italiana e capì la necessità di una cultura nazional-popolare che potesse porre rimedio da un lato alla scarsa attitudine degli italiani a un’identità comune e dall’altro allo scostamento dalla restaurazione del cesarismo da parte di Mussolini. Ancora oggi è una delle voci più studiate anche in tante università americane ed estere.