IL NOME DELLA ROSA, UMBERTO ECO (1980)

È il primo romanzo del semiologo Umberto Eco ed ebbe un larghissimo successo di pubblico e di critica, con traduzioni in tutto il mondo. Si presenta come un giallo, ma è un romanzo storico perché la vicenda è ambientata nel Medioevo, in un monastero benedettino, dove il frate francescano Guglielmo da Baskerville aveva vissuto un’avventura misteriosa insieme al suo allievo Adso. Il libro nasce dal manoscritto di un altro frate che era a conoscenza delle vicende capitate ai due protagonisti.
Il nome della rosa si concentra sulle vicende che ruotano attorno ad una settimana dedicata al congresso in cui si affronteranno le tesi di una Chiesa di povertà sostenute dai francescani (alleati dell’Imperatore) e i delegati del Papa. Il congresso si terrà in questo monastero del Nord Italia, dove però cominciano ad accadere strani omicidi, che Guglielmo non riesce a fermare né a risolvere. Solo dopo alcuni giorni si scopre che i delitti sono avvenuti perché nessuno doveva rivelare che nella biblioteca era custodito un manoscritto greco del secondo libro della Poetica di Aristotele che parla della commedia e del riso. I frati e i prelati non volevano che si diffondesse l’idea che – come sosteneva Aristotele – se era possibile ridere di tutto si poteva ridere anche di Dio. Così il romanzo è il segno della difesa del relativismo nei confronti delle verità assolute della religione, ma anche una buona descrizione del peso della fede nel periodo medievale.