L’INVENTARIO

L’Unità d’Italia è stato un processo lungo e, in parte, violento, ma che ha saputo costruire con fatica una nazione e un sistema di riferimento per tutte le popolazioni che vivono nella nostra penisola. Purtroppo oggi è sempre più difficile guardare alle lotte di Garibaldi, alle volontà di Cavour, alle aspirazioni di Mazzini e Cattaneo, in maniera autentica, perché nel tempo gli anni del Risorgimento sono stati ricoverati nell’ambito della retorica patria.
Ma se solo leggiamo libri come Daghela avanti un passo di Luciano Bianciardi, sul racconto delle idee e delle imprese per raggiungere l’unità nazionale, ci accorgiamo che questa storia ha formulato concetti, azioni e dubbi che non sono affatto retorici e restano ancora vivi nelle discussioni attuali tra nord e sud, nelle questioni politiche sul Paese a due velocità, e molto altro ancora.
Ma davvero l’Italia è stata fatta in poco più di un decennio a metà Ottocento? O invece il processo di unificazione è stato lungo e controverso? Ed è vero che gli italiani hanno compreso davvero (e non solo per imposizione di un regime) di far parte dello stesso scenario sociale con l’avvento dei media? La radio certo, ma soprattutto la televisione?
E oggi, si pensa all’Italia con più immediatezza quando si vede la Ferrari che corre o quando si paga il bollo dell’auto? C’è più senso del Paese nella Gazzetta dello Sport o nel ricordo della partenza dei Mille? Io penso subito al mio Paese ricordando Crispi o facendo mangiare una bella pizza verace a un amico straniero?
È importante ricordare la storia e custodire la memoria del nostro processo di unificazione, ma è ancora più importante riconoscere che ci sono tante cose, oggetti, opere che hanno costruito, nel tempo, il riferimento simbolico e immaginario italiano. Accanto ai simboli istituzionali come la bandiera tricolore, l’Inno di Mameli e il Quirinale, l’Italia è cresciuta con tanti altri simboli che ne hanno determinato il carattere e la fisionomia, in Patria e all’Estero: cose che hanno prodotto le idee, i pregiudizi, i desideri, le inclinazioni e i gusti di un’intera società. E col passare degli anni alla breccia di Porta Pia si sono aggiunte molte cose che hanno fatto l’Italia: dalla Mole Antonelliana a Ladri di biciclette, dalla Cinquecento a Ossi di seppia di Montale, dal Gattopardo alla Olivetti Lettera 22. “Ogni generazione è circondata da un particolare paesaggio d’oggetti – ha scritto Remo Bodei – che definiscono un’epoca grazie alle patine, ai segni e all’aroma del tempo della loro nascita e delle loro modificazioni”.
Inventario Italiano, dunque, presenta un sistema di opere che si ritengono insostituibili dell’identità nazionale. Lo spirito italiano si è distinto e manifestato in alcune cose, oggetti e opere che hanno parlato della e alla comunità nazionale come qualcosa di rappresentativo dei sentimenti degli individui, dell’ingegno italico e sono stati consegnati alla storia come biglietto da visita della nazione.