150° tv - LASCIA O RADDOPPIA

Forse la vera unità d’Italia è nata con la televisione. E il programma che ha unito sud, nord e centro è stato senza dubbio Lascia o Raddoppia, il primo gioco a quiz della storia della TV italiana che per i dirigenti  rappresentava la scommessa di risollevare la popolarità della Rai, poco seguita all’inizio della sua programmazione. Si voleva creare un pubblico più affezionato per aumentare le vendite degli apparecchi televisivi e incassare gli introiti dei canoni di abbonamento. Lo stipendio medio di un operaio si aggirava sulle 40.000 lire e il televisore costava 160.000 lire, mentre l’abbonamento annuo alla RAI ammontava a 12.500 lire. Tutti possedevano la radio, economica e popolare, ma pochissimi avevano un televisore.
La sera del 26 novembre del ‘55, di sabato, andò in onda la prima puntata dal Teatro della Fiera di Milano. A condurre era Mike Bongiorno, aiutato da Anna Maria Giovannini, la prima valletta della nostra storia, che dopo poco tempo, a causa delle gaffes continue, fu sostituita da Edy Campagnoli, che diventò la valletta per antonomasia.
Al quiz potevano partecipare tutti coloro che erano in regola col canone di abbonamento. Nei primi tempi della trasmissione i concorrenti potevano scegliere uno degli argomenti prefissati, tipo musica lirica, sinfonica e da camera, musica leggera e jazz, teatro, cinema, arti figurative, storia d’Italia, letteratura italiana, ciclismo, moda, calcio, gastronomia, ecc. Le regole del gioco erano semplici: nel corso della prima serata venivano sottoposte al concorrente 5 domande di media difficoltà sugli argomenti che erano stati scelti. La prima risposta esatta valeva 2.500 lire e il diritto di passare alla successiva, che valeva il doppio e così via con i raddoppi fino a raggiungere la cifra di 40.000 lire. Se il concorrente superava questa prima fase doveva rispondere ad altre tre domande e, continuando a raddoppiare, arrivava alla cifra di 320.000 lire. A questo punto il concorrente poteva raddoppiare o fermarsi. E se raddoppiava arrivava fino a 5.120.000 lire. In questa fase, se sbagliava risposta perdeva tutto il denaro accumulato ma aveva diritto al superpremio di consolazione: la 600 FIAT.
Gli spettatori potevano seguire senza troppo sforzo le varie fasi, qualunque fosse il livello di istruzione. Ma senza la televisione in casa la gente era costretta a uscire per recarsi al bar, o al circolo ricreativo del paese e nelle città cominciarono le riunioni in massa a casa dei possessori del televisore. I bar si erano attrezzati con le sedie come al cinema e chi poteva tentava di arrivare presto per prendere i posti migliori. In alcuni casi la gente si portava addirittura le sedie da casa. La febbre contagiava tutti e la Rai fu costretta a cambiare il giorno di messa in onda, dal sabato al giovedì sera, perché c’erano molte proteste da parte dei gestori dei locali e dei cinema che andavano deserti nel giorno tradizionalmente dedicato allo svago.
Il successo di Lascia o raddoppia era dovuto alla personalità di alcuni concorrenti, e alle vincite di denaro. E poi c’era Mike Bongiorno, personaggio rassicurante e affascinante nei modi: faceva battute in apparenza inconsapevoli, e questo lo rendeva tremendamente normale. Mike amplificò anche le doti istrioniche di alcuni personaggi, e stampa e radio fecero il resto, creando i soprannomi ai concorrenti, come il dandy (Gianluigi Marianini), il maggiorato musicale (Lando Degoli), la leonessa di Pordenone (Paola Bolognani). La suspense, poi, accresceva l’adrenalina dei telespettatori, che si godevano anche quello spettacolo di stress altrui, con una puntina di piacere nel vedere lo sforzo di rispondere dei concorrenti.
Gianluigi Marianini fu uno dei protagonisti indimenticati di Lascia o raddoppia. Torinese di famiglia nobile, diventò subito popolare per il suo modo di vestire eccentrico e per il linguaggio forbitissimo con il quale si esprimeva, mettendo talvolta in difficoltà il povero Mike. Gli si rivolgeva chiamandolo il “dotto inquisitore”. I giornali (soprattutto TV sorrisi e canzoni) dicevano di Marianini che era elegantissimo, possedeva addirittura 40 vestiti, aveva la mania dei profumi che metteva anche sulle scarpe. Era coltissimo, e si diceva avesse tre lauree. Si dedicava agli studi e agli svaghi, girovagando di notte per locali. Si svegliava alle due del pomeriggio. Era in effetti un personaggio vagamente dannunziano, paradossale, al tempo stesso stravagante e conformista. In trasmissione si presentava impeccabile, smoking e cappello o con un mantello di raso nero. Rispondeva a domande sulla storia del costume. Era il 1956 e Marianini diventò campionissimo rispondendo esattamente anche alla superdomanda finale, e aggiudicandosi quindi 5.120.000 lire.
Durante le puntate di Lascia o raddoppia Mike Bongiorno e Edy Campagnoli mettevano in scena una gag, lui la provocava con le battute, lei, in qualità di valletta, per contratto non poteva rispondere ma si risentiva… Era una specie di telenovela del rapporto che scatenava i commenti dei telespettatori. Nel 1958 la Edy Campagnoli annunciò il suo matrimonio con Lorenzo Buffon (parente dell’attuale portiere della Juventus e della Nazionale). Quello fu il primo connubio velina-calciatore della storia italiana (come dire che non si inventa niente…).
Un altro personaggio fisso del programma era il notaio.
Carlo Marchetti recitava il ruolo di inflessibile, spesso in contrasto con Mike a causa della rigidità che dimostrava nelle sue decisioni. Era un po’ un gioco delle parti con lo scopo di far apparire Mike più flessibile e al tempo stesso dare una patente di serietà alla trasmissione.
Il 1956 fu l’anno d’oro della trasmissione. Gli italiani si appassionavano e compravano televisori. In poco più di un anno le vendite aumentarono vertiginosamente, da 40.000 televisori si passò a 400.000 e quell’elettrodomestico un tempo sdegnato, diventò oggetto di culto.
Nel luglio del ’59 il programma terminò la messa in onda. Lascia o raddoppia chiuse i battenti e lasciò dietro di sé la prima grande esperienza di televisione di massa. Ma certo anche molto di più. In seguito agli anni di messa in onda del programma, alcuni linguisti analizzarono il linguaggio degli italiani, e scoprirono che il loro vocabolario era cresciuto in quantità e in conoscenza del significato di nuove parole, così come era maggiore la capacità di esprimersi in italiano rispetto al dialetto. Forse è stata davvero questa la vera unità d’Italia. Una trasmissione televisiva aveva unito l’Italia, anche linguisticamente.

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