Galleria Vittorio Emanuele II (1867), Giuseppe Mengoni

Mengoni opera come ingegnere in un periodo di effervescenza nazionale e di grandi aspirazioni tecnico-artistiche. I materiali dell’epoca erano il vetro e il metallo e le opere edilizie avevano due caratteristiche fondamentali: la creazione di nuovi spazi pubblici, la grandiosità dei manufatti. La novità costruttiva era l’assenza di enormi masse di pietra e la creazione di volumetrie trasparenti, con l’uso delle vetrate. Prima della Torre Eiffel e della Mole Antonelliana, Mengoni partecipò a un concorso di idee con cui la città di Milano voleva risolvere funzionalmente un settore del centro cittadino che fornisse una soluzione urbanistica razionale per la mobilità pedonale. La Galleria Vittorio Emanuele II, con la sua copertura di vetro e ferro, sviluppava uno spazio coperto, in cui si sommavano i benefici degli interni coperti con quelli della luminosità degli esterni. Lo stile utilizzato nelle decorazioni interne rimandavano a un moderno eclettismo con grotteschi e lunette tipici della seconda metà dell’Ottocento milanese. Mengoni, con le sue nuove metodologie costruttive riuscì a definire una configurazione dinamica dello spazio urbano che corrispondeva alla nuova sensibilità civile della giovane nazione italiana e al senso della vita della società moderna. Anche Milano aveva così acquistato un salotto buono dove la classe dirigente ma anche i giovani intellettuali potevano incontrarsi nei vari caffè alla moda.