Un dopo pranzo (1868), Silvestro Lega

Combatte come volontario nel 1848, col battaglione studentesco, a Curtatone e Montanara. Già da allora e per tutta la vita fu un convinto mazziniano, tanto che ritrasse Mazzini a Pisa, sul letto di morte. E nel 1861 dipinse il più famoso ritratto a olio di Giuseppe Garibaldi, quadro icona del Risorgimento. Verso la fine degli anni ’50 dell’Ottocento iniziavano a circolare nuove idee d’arte nella frequentazione del Caffè Michelangelo, che poi genereranno la macchia del chiaroscuro, che dopo alcune avversioni finì per entusiasmare Lega, che trovò in questo movimento artistico lo studio più sincero della realtà, del carattere e della forma in rapporto all’ambiente luminoso dell’aria aperta. Un quadro come Un dopopranzo è la visione nitida della luce delineata dalla suprema chiarezza delle macchie del colore e l’incedere dei personaggi inseriti in un telaio prospettico di un pergolato ombroso, con le file dei mattoni sul pavimento e il muricciolo orizzontale, il tutto che si staglia sul fondo di una campagna schietta e solenne. La pittura di Lega non si sofferma a frivolezze descrittive o narrative, utilizza due sistemi rappresentativi diversi: la macchia e la prospettiva che creano lo spazio immobile come in certe composizioni del ‘400 toscano.La vita del Lega è alternata da brevi momenti di serenità a lunghi periodi di miseria, depressione e malattie. Muore di cancro, dimenticato e povero, all’ospedale San Giovanni di Dio a Firenze nel 1895.