Vittoriano (1911), Giuseppe Sacconi

Il Vittoriano campeggia a Roma, tra i Fori imperiali, il Campidoglio e piazza Venezia. Antonio Cederna, giornalista del Mondo prima e dell’Espresso poi, lo definì “la macchina da scrivere” e lo raccontò come un brutto monumento che rappresentava, in qualche modo, l’esempio negativo di altri sventramenti che furono perpetrati nella Roma fascista. Ma il Vittoriano nasceva prima e per la sua costruzione fu demolito l’arco di San Marco e un intero quartiere popolare romano. L’idea progettuale nacque nel 1880 per omaggiare la morte di Vittorio Emanuele II (morto nel 1878 e sepolto al Pantheon, in una bellissima tomba nera). Il Parlamento di allora voleva dedicare un monumentale ricordo al padre della Patria e con lui a tutto il nostro Risorgimento. Infatti il complesso monumentale, oltre al Sacrario delle bandiere, le Statue delle Regioni e delle città nobili (Genova, Milano, Palermo, Firenze, Venezia, Napoli, Bologna, Ravenna Torino, Ferrara, Pisa, Mantova, Amalfi, Urbino) e i resti di un soldato anonimo della prima guerra mondiale, il milite ignoto, custodisce il Museo del Risorgimento, dove sono esposti cimeli di ogni tipo che facevano pare di imprese militari, storiche riunioni, associazioni patriottiche e altro.In cima al monumento, ai due lati estremi, ci sono, a simbolo dell’unità e della libertà nazionale due statue in bronzo: la Quadriga dell’Unità e la Quadriga della Libertà. Il primo progettista del Vittoriano fu Giuseppe Sacconi, ma i lavori proseguirono sotto Koch, Manfredi e Piacentini Pio. Tuttavia il contributo alla costruzione della innumerevoli statue e zone del complesso monumentale videro la partecipazione di tantissimi artisti e scultori, come Angelo Zanelli che scolpì l’Altare della Patria. Il Vittoriano fu inaugurato nel 1911.