Le muse inquietanti (1917), Giorgio De Chirico

De Chirico rende possibile l’inserto di una componente “classica” in una cultura essenzialmente romantica come quella della Scuola di Parigi. Il “classicismo” di De Chirico apre la via al surrealismo, la corrente che unisce decisamente la collocazione psicologica dell’arte dalla sfera della coscienza a quella dell’inconscio. Colloca forme senza sostanza vitale in uno spazio vuoto e inabitabile, in un tempo che non è eterno ma immobile. Come una sfinge, agli uomini che credono di saper tutto pone enigmi facilissimi e insolubili. Tra il 1914 e il 1920 costituisce con la metafisica un’arte antirivoluzionaria, contrapponendosi alle avanguardie che volevano poter cambiare la società. Per De Chirico l’arte non rappresenta né interpreta né muta la realtà, ma si pone come un’altra realtà, metafisica e metastorica. Le muse inquietanti hanno una natura ambigua di colonna, di statua, di manichino dalla grande testa ovale o piccola, quasi inesistente. In questo quadro si manifestano i temi contraddittori del mito e dell’ironia. Le forme geometriche si coordinano prospetticamente in uno spazio che si confonde con le cose. Le scatole di fiammiferi coloratissime e i bastoncini di zucchero a spirale accanto alle architetture provocano un ribaltamento di tutte le scale di misura. I colori sono caldi  ma è come se fossero solidificati negli oggetti, la luce è immobile, senza vibrazioni. Sulla destra un grande palazzo rinascimentale, la cui facciata buia adombra metà della scena sul palco di assi rialzato facendo intravvedere una scultura classica.