Natura morta (1918), Giorgio Morandi

Dopo il dilemma metafisico dei primi anni con le sue composizioni monocromatiche, sature di pure forme concrete, Morandi dipingerà le stesse cose per tutta la vita: bottiglie e recipienti vuoti, pochi fiori e qualche paesaggio. Molti quadri sembrano analoghi o semplici variazioni uno dell’altro, come la più esemplare Natura morta, ripresa durante tutta l’attività del pittore. La sua pittura è stata definita intima, un’apertura e un’unione del proprio essere e dell’essere al mondo, in uno spazio che è della natura e della coscienza. Le sue composizioni hanno un colore tonale, senza riflessi e bagliori, polverose ed opache, l’opposto dell’esuberanza futurista.Vietava alle sorelle, con cui ha vissuto tutta la vita a Bologna, di spolverare i suoi oggetti da riprodurre sulla tela, perché dovevano mostrare lo scorrere del tempo, così come i fiori sono sempre secchi. Alle sue costruzioni di oggetti inermi vi giunge attraverso un lento processo di rigorosa selezione e riduzione di valori.