Demolizioni (1936), Mario Mafai

Il pezzo di un palazzo sventrato a Roma. Una parete biancastra e lercia, con qualche trave di legno e un’atmosfera di fatiscenza pervasiva. Ecco la pittura di cronaca di una Roma in cui il fascismo stava intervenendo a livello edilizio per creare un sogno di grandezza scellerato.Mario Mafai è l’erede dell’angosciato messaggio di Scipione. Entrambi punta di diamante della Scuola romana. La stupenda serie pittorica delle “demolizioni” non è solo un amaro commento, ma il vero ritratto della stolta politica del piccone, perpetuata dal fascismo. La sofferenza di Mafai si sfoga nella protesta che si accentuerà mano a mano che il regime si avvicinerà allo sconvolgimento finale della guerra.Con i paesaggi romani, delicati nei loro avvampi tonali, si apre la stagione più libera di Mafai che affronta con trepidazione e con atto di fede e di amore per la sua città eterna. La pittura di Mafai trasmette un canto sommesso e melanconico, partecipe della vita attiva che giudica con spirito puro senza mai rinchiudersi nel narcisismo di un’intimità sensuosa, ma individuando le qualità emotive, suscitate dalla presenza di certe forme colorate che dialogano fra loro con poesia.