I futuristi (1982), Mario Schifano

Un libico italiano che ha fatto la storia della Pop Art italiana, ecco Mario Schifano, personaggio eclettico,  con un io ipertrofico che cercava nell’arte e nelle relazioni  con musicisti, artisti e intellettuali degli anni Settanta il suo domicilio esistenziale (fece un documentario dove inserì volti e testimonianze di personaggi come Alberto  Moravia, Mick Jagger e Keith Richards, Carmelo Bene, Sandro Penna).Cominciò omaggiando Andy Warhol e mantenne alcuni artisti americani come Rauschenberg e Johns come faro del suo primo percorso produttivo. Nel secondo periodo sono famosi i suoi quadri dove dispone sulla tela marchi famosi del suo tempo, come la Coca-Cola e la Esso, rappresentandoli come segni già parte di una fatiscenza della modernità che ne conclude la mitografia. Schifano fu molto attivo anche in un momento in cui la società culturale era poco incline alla creatività soggettiva e badava più alle produzioni industriali e tecnologiche, come gli anni Ottanta, che lui visse come uno dei suoi più vitali e creativi. In questo periodo torna a ripercorrere la forza ideativa ispirata al Futurismo. Proprio col quadro I futuristi coglie questo zenith. Schifano prende una famosa fotografia di gruppo dei fondatori del movimento italiano più importante del Novecento e ne decostruisce la fonte realistica, mantenendo viva la parte figurativa delle forme e tuttavia trasfigurandone i visi e il contesto, come se questi attori, frizzati su una tela giocata esclusivamente sul chiaroscuro, diventassero zombie in grado di parlare da un altrove che vuole restare prossimo ma non riesce più a dire.