Film

CABIRIA (Giovanni Pastrone) - 1914

CABIRIA

Realizzato dopo Quo Vadis? di Enrico Guazzoni, che lo precede di due anni, e prima di Intolerance dell’americano David W. Griffith, del 1916, Cabiria è il film più importante della giovanissima cinematografia italiana, che aveva sede a Torino, dove nacque la casa di produzione Cines, trasformata poi in Itala Film. È da questa che Pastrone ottiene quasi un milione di lire (cifra notevolissima per quei tempi) per girare il più grande film kolossal epico-storico dell’epoca, che fece scuola soprattutto per l’introduzione delle riprese col carrello.

LA CORONA DI FERRO (Alessandro Blasetti) - 1941

LA CORONA DI FERRO

Blasetti  era uomo di regime (come quasi tutti quelli che volevano lavorare nel cinema sotto il fascismo), ma sembrò prenderne le distanze attraverso un certo pacifismo (più o meno evidente) di alcuni suoi film tra cui spicca proprio La corona di ferro. È un film in costume e di andamento narrativo favolistico, con storie di ossessioni erotiche e variegati riflessi culturali, dove sembrano citati Ariosto e Sem Benelli (scrittore amato dal regista, che realizzò La cena delle beffe da un suo libro).

ROMA CITTÀ APERTA (Roberto Rossellini) - 1945

ROMA CITTÀ APERTA

Roma città aperta, dice Carlo Lizzani, “è la prima testimonianza poetica della Resistenza italiana, è il quadro vivo di una situazione che vide divenire gli uomini della strada, le donne, i ragazzi, i veri protagonisti della nuova storia civile del nostro Paese”.

LADRI DI BICICLETTE (Vittorio De Sica) - 1948

LADRI DI BICICLETTE

È il film più famoso del Neorealismo, apprezzato dal pubblico, in Italia e all’estero, e dalla critica di tutti i tempi e di tutti i Paesi. Con Ladri di biciclette, Vittorio De Sica rappresenta una storia minima di vita quotidiana che raccoglie in sé il dramma sociale del dopoguerra, il rapporto familiare tra padre e figlio, l’investimento nella speranza di un popolo stentato e straccione che tenta di recuperare una dignità economica ed esistenziale.

CATENE (Raffaello Materazzo) - 1949

È un film melodrammatico che riproponeva la fama quasi divistica di Amedeo Nazzari al quale fu affiancata l’attrice greca Yvonne Sanson. Amedeo Nazzari (pseudonimo di Amedeo Carlo Leone Buffa, cagliaritano e simbolo iconografico per tanti uomini italiani dell’epoca) cominciò la sua carriera artistica in alcune filodrammatiche romane e introdotto al cinema prima da Elsa Merlini e poi da Anna Magnani nel 1936, con il film Cavalleria che fu un grande successo di pubblico.