Film

I VITELLONI (Federico Fellini) - 1953

I VITELLONI

Il soggetto di partenza del film fu scritto da Ennio Flaiano. Leone d’Argento al Festival di Venezia e vincitore di due Nastri d’argento, questo film racconta l’insofferenza e le convenzioni dei giovani del dopoguerra, quando ormai era possibile sperare concretamente una vita migliore. Il mascherone di Alberto Sordi alla fine del film, la fuga di notte di Franco Interlenghi col treno per Roma, un ambiente di provincia giocoso, irriverente ma stantio che non cede niente alla maturità. Accanto a loro anche Franco Fabrizi, Leopoldo Trieste, Riccardo Fellini (fratello di Federico).

SENSO (Luchino Visconti) - 1954

SENSO

Al centro di questo melodramma patriottico e ideologico c’è il tradimento per amore della causa italiana contro l’occupante austriaco perpetrato dalla contessa Livia Serpieri (Alida Valli) che cede i soldi dei patrioti al tenente austriaco Franz Mahler. Ma una volta che la contessa veneta scopre che il tenente austriaco ha usato quei soldi per spassarsela e non per evitare la ferma militare, lo denuncia come traditore dell’impero austrounagarico, lasciando così che venga fucilato.

UN AMERICANO A ROMA (Steno) - 1954

UN AMERICANO A ROMA

Film esemplare (anche se di scarso valore artistico), racconta la storia di Nando Mericoni, ragazzo di Trastevere con la fissa per l’America, dove l’apertura è però dedicata alle bellezze artistiche di Roma, con un commento della voce fuori campo che cerca di ironizzare sulla cultura americana.

LA GRANDE GUERRA (Mario Monicelli) - 1959

LA GRANDE GUERRA

I protagonisti di questo film (grande successo di pubblica e di critica) sono il romano Oreste Jacovacci (Alberto Sordi) e il lombardo Giovanni Busacca (Vittorio Gassman) che sono uniti dalla mancanza di qualsiasi ideale e all’inizio non mettono in scena proprio i criteri dell’eroismo, anzi dimostrano paura e cercano espedienti per evitare il combattimento e il fronte della Prima Guerra Mondiale.

LA DOLCE VITA (Federico Fellini) - 1960

LA DOLCE VITA

“Viaggio attraverso il disgusto, cinegiornale e affresco di una Roma raccontata come una Babilonia precristiana, affascinante e turpe. Una materia da giornale in rotocalco trasfigurata in epica. Uno spartiacque nel cinema italiano, un film-cerniera nell’itinerario felliniano con la sua costruzione ad affresco, a blocchi narrativi e restrospettivamente un film storico che interpreta con acutezza un momento nella storia d’Italia. Dopo lo scandalo ecclesiastico e politico, un successo mondiale”, ha scritto Morando Morandini.