Libri

CANTI ORFICI, DINO CAMPANA (1913-1973)

Dovete immaginare un uomo imbestialito. Un uomo che aveva come suo unico scopo di vita la poesia e che vide il suo lavoro, a cui aveva dedicato anni, andato perduto, per disattenzione. Era il 1913, Dino Campana aveva composto Il più lungo giorno, primo titolo del suo poema, e con grande aspettativa lo aveva portato a Firenze, per consegnarlo ad Ardengo Soffici e Giovanni Papini, sperando di vederlo pubblicato sulla rivista letteraria più famosa dell’epoca, “Lacerba”. Ma  quell’unico manoscritto originale fu perso.

LA COSCIENZA DI ZENO, ITALO SVEVO (1923)

Ettore Schmitz cambiò nome in Italo Svevo, come a significare un’unione tra cultura italiana e cultura germanica, mai venuta meno nel territorio in cui lo scrittore viveva e si era formato. L’Italia era ormai una nazione piuttosto solida, ma Svevo sapeva che le correnti culturali non sono mai endogene e non si esauriscono attorno al loro ombelico.

OSSI DI SEPPIA, EUGENIO MONTALE (1925)

Solo una raccolta poetica nata dalle letture giovanili del poeta ligure? O piuttosto una sensibilità umana guidata dalla cultura non sistematica, ma approfondita già in giovane età?

GLI INDIFFERENTI, ALBERTO MORAVIA (1929)

“Moravia tende a presentarsi come un ritrattista spregiudicato e oggettivo del costume e insieme come un romanziere di idee”. Nonostante questo dello storico della letteratura, Natalino Sapegno, sia un giudizio molto datato, pare riflettere piuttosto sinteticamente le qualità dello scrittore romano. Accanto a queste doti c’è senz’altro anche “una sostanza di moralità” che si vede subito, in questo suo romanzo giovanile d’esordio. Alla base della storia c’è l’ipocrisia e la menzogna di un ambiente borghese dove le relazioni umane sono sfilacciate dalla noia e dalla superficialità.

L'ALLEGRIA, GIUSEPPE UNGARETTI (1931)

Ad Alessandria d’Egitto c’era il “Forno Ungaretti”, gestito dalla madre del poeta che era nato proprio in Egitto, perché il padre, lucchese, era andato fin là come operaio nello scavo per la costruzione del canale di Suez. In Egitto Giuseppe Ungaretti conobbe un altro lucchese, Enrico Pea, e si formò alle letture francesi della scuola che frequentava e alle liriche italiane della rivista La Voce, di Prezzolini.