Libri

UOMINI E NO, ELIO VITTORINI (1945)

Vittorini è forse il più importante scrittore italiano tra le due guerre, ed è stato anche un grande operatore culturale, fondando, per esempio, la famosa rivista “Politecnico”. Uomini e no è il primo romanzo puramente antifascista e che racconta la Resistenza. Il protagonista è il capito dei Gap di Milano, Enne 2. Si racconta del suo amore per la compagna Berta, degli attentati dei gappisti contro i fascisti e i nazisti e delle terribili rappresaglie delle SS, contro civili inermi.

SE QUESTO E' UN UOMO, PRIMO LEVI (1947)

Una delle testimonianze più terribili e sconvolgenti dell’orrore dell’Olocausto, cioè l’inferno dei lager nazisti, dove trovarono la morte circa sei milioni di ebrei, più un numero ragguardevole di zingari Rom, omosessuali, disabili e altre persone considerate inutili dal regime hitleriano. Primo Levi era uno di loro, ma sopravvisse ai campi di sterminio, raccontando la storia del suo trasferimento ad Auschwitz nel 1944 e la vita dentro il lager.

IL CANZONIERE, UMBERTO SABA (1948)

Saba è poeta dalla voce sottile e sommessa, ma non per questo meno forte e profonda. Il suo Canzoniere raccoglie un romanticismo anche radicale, unito a un tormentato moralismo. La sua scrittura piana arriva dritta all’emotività del lettore e la semplicità del verso racchiude una conoscenza profonda della poetica italiana della tradizione, dalla quale però si distanzia dando importanza alle piccole cose quotidiane, confidando nei versi pezzi di autobiografismo inquieto. È forse il primo poeta a mettere in versi l’argomento del calcio.

QUADERNI DAL CARCERE, ANTONIO GRAMSCI (1951-1975)

Antonio Gramsci è stato l’intellettuale antifascista più influente e importante del Novecento, non solo in Italia. Fu costretto al carcere dal regime di Mussolini, dal 1929 al 1935, dove condusse un’esistenza molto insana. Infatti, a causa dell’incuria fisica a cui era stato sottomesso, morì poco dopo la sua scarcerazione, nel 1937. Il fascismo lo tolse dai piedi perché lo riteneva il cervello più pericoloso per la coscienza popolare italiana.

LE CENERI DI GRAMSCI, PIER PAOLO PASOLINI (1957)

Antonio Gramsci è stato l’intellettuale antifascista più influente e importante del Novecento, non solo in Italia. Fu costretto al carcere dal regime di Mussolini, dal 1929 al 1935, dove condusse un’esistenza molto insana. Infatti, a causa dell’incuria fisica a cui era stato sottomesso, morì poco dopo la sua scarcerazione, nel 1937. Il fascismo lo tolse dai piedi perché lo riteneva il cervello più pericoloso per la coscienza popolare italiana.