Arte

Manifesto Futurista (1909), Filippo Tommaso Marinetti

È il primo movimento d’avanguardia. Si intende con questo termine un movimento che punta nell’arte a un interesse ideologico e di conseguenza prepara a un radicale rivolgimento della cultura e del costume, negando in blocco tutto il passato e sostituendo alla ricerca di metodo un’audace sperimentazione stilistica e tecnica. Il movimento si apre con il manifesto letterario di Marinetti (1878-1944) nel 1909.

Vittoriano (1911), Giuseppe Sacconi

Il Vittoriano campeggia a Roma, tra i Fori imperiali, il Campidoglio e piazza Venezia. Antonio Cederna, giornalista del Mondo prima e dell’Espresso poi, lo definì “la macchina da scrivere” e lo raccontò come un brutto monumento che rappresentava, in qualche modo, l’esempio negativo di altri sventramenti che furono perpetrati nella Roma fascista. Ma il Vittoriano nasceva prima e per la sua costruzione fu demolito l’arco di San Marco e un intero quartiere popolare romano.

Dinamismo di un cane al guinzaglio (1912), Giacomo Balla

Giacomo Balla è spinto all’arte dal gusto della sperimentazione e ha il dono dell’intuizione, infatti passa dallo studio delle vibrazioni luminose proprie del Divisionismo a quello della rappresentazione sintetica del moto, di ritmi dinamici che maturano l’oggetto rappresentato come fosse compreso in un movimento intrinseco e cosmico al tempo stesso.

Forme uniche nella continuità dello spazio (1913), Umberto Boccioni

Punto culminante della ricerca di Boccioni è la scultura Forme uniche nella continuità dello spazio, alta 1,10 metri e realizzata nel 1913. Ne esistono più versioni, una in bronzo nella collezione Mattioli di Milano. Altro bronzo è al Museum of Modern Art di New York. Considerate il maggior capolavoro della scultura di Boccioni, sintetizza il pensiero formulato dall’artista, secondo cui: “l’immagine ha da essere manifestazione dinamica della forma, la rappresentazione dei moti della materia nella traiettoria che ci viene dettata dalla linea di costruzione dell’oggetto e della sua azione”.

Le muse inquietanti (1917), Giorgio De Chirico

De Chirico rende possibile l’inserto di una componente “classica” in una cultura essenzialmente romantica come quella della Scuola di Parigi. Il “classicismo” di De Chirico apre la via al surrealismo, la corrente che unisce decisamente la collocazione psicologica dell’arte dalla sfera della coscienza a quella dell’inconscio. Colloca forme senza sostanza vitale in uno spazio vuoto e inabitabile, in un tempo che non è eterno ma immobile. Come una sfinge, agli uomini che credono di saper tutto pone enigmi facilissimi e insolubili.