Arte

Nudo rosso (1917), Amedeo Modigliani

Una bella e giovane donna sdraiata su un giaciglio rosso. Capelli neri, occhi chiusi e labbra carnose. Una donna completamente nuda in primo piano che racconta serenità e seduzione. Questo è Nudo rosso, una delle opere più rappresentative di Modigliani che arriva a Parigi nel 1906 e si dedica in un primo tempo alla scultura. Uno dei suoi primi amici sarà Brancusi che lo contagia con le sue forme pure e chiuse. Solo più tardi si accorge che la pittura è la materia più consona alla sua ricerca.

Natura morta (1918), Giorgio Morandi

Dopo il dilemma metafisico dei primi anni con le sue composizioni monocromatiche, sature di pure forme concrete, Morandi dipingerà le stesse cose per tutta la vita: bottiglie e recipienti vuoti, pochi fiori e qualche paesaggio. Molti quadri sembrano analoghi o semplici variazioni uno dell’altro, come la più esemplare Natura morta, ripresa durante tutta l’attività del pittore. La sua pittura è stata definita intima, un’apertura e un’unione del proprio essere e dell’essere al mondo, in uno spazio che è della natura e della coscienza.

Periferia (1922), Mario Sironi

Finita la prima guerra mondiale si forma un gruppo di artisti denominati “del Novecento”, fra di essi Sironi è la figura maggiore, più inquieta e combattiva, tanto da prendersi il ruolo di quello che impronta l’azione del movimento, che in quel periodo conquisterà il gusto ufficiale italiano non solo nella pittura ma anche nell’architettura, dalle arti applicate ai mobili, insomma un fenomeno di costume che dilaga un po’ come era accaduto con il liberty. Nella sua pittura Sironi rinuncia a un compiacimento estetico della forma fine a se stessa e della sensualità dell’arte naturalistica.

Stazione ferroviaria di Santa Maria Novella (1934), Giovanni Michelucci

L’opera più importante del giovane Michelucci rischiò seriamente di non essere completata, se non fosse stato per l’intervento di Margherita Sarfatti. Mussolini non voleva complicarsi la vita e l’entusiasmo del genero Ciano spesso lo metteva in imbarazzo. Perché modificare le abitudini dei fiorentini che utilizzavano il treno, quando questi non ne volevano sapere?

Demolizioni (1936), Mario Mafai

Il pezzo di un palazzo sventrato a Roma. Una parete biancastra e lercia, con qualche trave di legno e un’atmosfera di fatiscenza pervasiva. Ecco la pittura di cronaca di una Roma in cui il fascismo stava intervenendo a livello edilizio per creare un sogno di grandezza scellerato.