Arte

Eur – Palazzo della civiltà italiana (1940), Marcello Piacentini (Guerrini, La Padula, Romano)

Marcello Piacentini è l’architetto ufficiale del regime fascista. E resta in sella come capogruppo di tanti progetti, tra cui il più importante è proprio la costruzione dell’EUR, la cittadella voluta da Mussolini per celebrare i venti anni dalla marcia su Roma, che doveva ospitare un grandissimo evento internazionale chiamato Esposizione Universale di Roma. Si cominciò a progettare i lavori nel 1935 e Piacentini ne diventò il capo progetto.

L’angelo della città (1948), Marino Marini

Marini subì certamente l’influenza di Medardo Rosso, lo scultore futurista che meglio di tutti seppe esprimere un’epoca, con un piglio artistico molto forte e con una tecnica originale e di grande carattere. Fece il suo bel viaggetto in Francia, a Parigi, come tutti dovevano fare in quegli anni e tornò in Italia con la testa ingombra di idee e progetti. Aveva studiato con un pittore e viaggiatore di spessore, quel Galileo Chini che raccontò, anche sulla tela il mondo orientale che aveva visto nei suoi spostamenti al seguito di scienziati, antropologi e naturalisti.

Grande sacco (1952), Alberto Burri

Alberto Burri nacque a Città di Castello, in Umbria e si laureò in medicina senza mai esercitare la professione. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu preso dagli angloamericani e rinchiuso in una campo di prigionia in Texas, dove cominciò a dedicarsi, in maniera alquanto disadattata, alla pittura. Alla fine della guerra tornò a vivere a Roma dove espose in molte mostre collettive e personali e dove fondò il Gruppo Orgine, insieme a Capogrossi, Colla e Ballocco (i cui disegni degli uomini stilizzati sono ben conservati oggi al museo romano MACRO).

Concetto spaziale – Attesa (1963), Lucio Fontana

Scrive Argan: “Fontana è l’artista italiano più risoluto a tagliare i ponti con tutte le tradizioni […] è stato il meno programmato, ma uno dei più coerenti artisti del nostro secolo. Come scultore Fontana distrugge la scultura: modella grandi sfere e le spacca. Come pittore distrugge la pittura: distende il colore sulla tela e poi la fende, con uno o più tagli rapidi e netti come rasoiate”.

Venere degli stracci (1967), Michelangelo Pistoletto

Lavorò per dieci anni come restauratore pittorico nella bottega del padre, poi prese il vento e non si fermò più. Oltre ad essere stato uno degli artisti italiani più famosi all’estero ha avuto il grande pregio di essere stato un punto di riferimento organizzativo culturale nella qualità di mediatore tra artisti ed espositori: contribuì alla diffusione della Pop Art in Italia e fu il primo ambasciatore dell’Arte Povera (movimento artistico nazionale di cui è stato il massimo esponente) nel Mondo.