Arte

I funerali di Togliatti (1972), Renato Guttuso

Otto anni dopo la morte di Palmiro Togliatti, Guttuso sceglie di dipingere un quadro corale che racconta i funerali del più importante e più discusso segretario del Partito Comunista Italiano. In questo affresco il pittore raffigura le bandiere rosse, la salma infiorata di Togliatti, e tanti tra i dirigenti più importanti del partito: Gramsci, Longo, Pajetta, Berlinguer. E anche figure di operai, contadini, manovali e tutto il popolo comunista. È chiaramente un quadro che esprime un sentimento di partecipazione popolare, e una specie di realismo magico.

I futuristi (1982), Mario Schifano

Un libico italiano che ha fatto la storia della Pop Art italiana, ecco Mario Schifano, personaggio eclettico,  con un io ipertrofico che cercava nell’arte e nelle relazioni  con musicisti, artisti e intellettuali degli anni Settanta il suo domicilio esistenziale (fece un documentario dove inserì volti e testimonianze di personaggi come Alberto  Moravia, Mick Jagger e Keith Richards, Carmelo Bene, Sandro Penna).

Senza titolo, monotipo 65 (1986), Francesco Clemente

L’artista napoletano è stato uno dei massimi rappresentanti della Transavanguardia, il movimento teorizzato dal critico Achille Bonito Oliva, che proprio all’inizio degli anni Ottanta voleva svecchiare l’arte contemporanea italiana, uscendo dalla produzione quasi esclusivamente concettuale e approdando a un nuovo modo di tornare anche a posizioni figurative e comunque al balletto dei colori e della pittura dipinta.

Il soffio sull’angelo (1997), Studio Azzurro

Si entra in una specie di scena scura. Ci si avvicina a una piuma bianca che sembra restare immobile nello spazio della stanza, si soffia e intorno a noi arrivano gli angeli: voci, musiche, rumori, presenze, luci, immagini. Studio Azzuro è uno dei gruppi artistici più interessanti e innovativi che l’Italia abbia dato al mondo internazionale dell’arte e della video arte.

La nona ora (1999), Maurizio Cattelan

Con Maurizio Cattelan l’arte italiana è tornata ad avere un ruolo nel Mondo, anche se soltanto attraverso un singolo e non come movimento. Cattelan, infatti, rifugge dalle conventicole artistiche: lui gioca in proprio, è il fantasista che può decidere la partita, ma non gli chiedete di fare squadra. Tutto questo lo ha portato personalmente al quarto posto della graduatoria delle 100 personalità più importanti dell’arte contemporanea mondiale di “Art Review”.